1. Una riduzione del costo del lavoro legata alla qualità dell’occupazione
Prevedere un sistema premiale per le imprese che incrementano realmente l’occupazione stabile.
L’intensità del beneficio dovrebbe poter crescere in relazione alla durata del rapporto di lavoro, alla trasformazione dei contratti temporanei in rapporti stabili e all’effettivo incremento occupazionale dell’impresa.
L’obiettivo è spostare gradualmente gli incentivi dalla semplice “assunzione agevolata” alla “buona occupazione”.
2. Premiare le imprese che investono davvero nelle competenze
La formazione dei lavoratori dovrebbe concorrere alla determinazione delle agevolazioni quando produce competenze effettive e verificabili.
Non dovrebbe contare soltanto il numero di ore frequentate, ma anche il percorso realizzato, le competenze acquisite e la loro coerenza con le attività svolte dal lavoratore e con l’evoluzione dell’impresa.
Particolare attenzione dovrebbe essere riservata alle competenze digitali, tecniche, linguistiche e alle professionalità richieste dai nuovi processi produttivi.
3. Più vantaggi per chi fa crescere professionalmente i lavoratori
Il sistema dovrebbe riconoscere anche la crescita interna.
Un’impresa che investe su un dipendente, gli attribuisce maggiori responsabilità, ne sviluppa le competenze e ne migliora l’inquadramento professionale produce un risultato che dovrebbe essere valorizzato.
Il merito non riguarda soltanto chi lavora, ma anche chi crea le condizioni affinché le persone possano migliorare.
4. Incentivi semplici, stabili e programmabili
Le imprese hanno bisogno di sapere quali regole saranno applicabili nel medio periodo.
Proponiamo quindi di ridurre la frammentazione degli incentivi e privilegiare strumenti semplici, trasparenti e sufficientemente stabili nel tempo.
L’agevolazione dovrebbe essere comprensibile prima dell’assunzione e verificabile successivamente sulla base di dati oggettivi.
5. Controllare i risultati, non aumentare la burocrazia
Il sistema dovrebbe utilizzare, per quanto possibile, informazioni già disponibili presso INPS, amministrazioni fiscali e altre banche dati pubbliche.
L’impresa non dovrebbe essere costretta a produrre continuamente nuova documentazione per dimostrare informazioni che la Pubblica Amministrazione già possiede.
I controlli dovrebbero concentrarsi soprattutto sui risultati:
occupazione creata, stabilità dei rapporti, crescita professionale e formazione effettivamente realizzata.
6. Un meccanismo premiale proporzionato ai risultati
Il beneficio non dovrebbe essere necessariamente uguale per tutti.
Si potrebbe prevedere una gradualità:
più occupazione stabile + più formazione + maggiore crescita delle competenze = maggiore beneficio.
In questo modo il sostegno pubblico diventerebbe uno strumento per orientare positivamente i comportamenti delle imprese, senza penalizzare chi non partecipa al sistema.
7. Tutelare lavoratori e concorrenza
Qualunque agevolazione dovrà essere costruita evitando utilizzi opportunistici, sostituzioni artificiali di personale o successioni di assunzioni finalizzate esclusivamente a ottenere benefici.
I criteri dovranno inoltre essere compatibili con la disciplina nazionale ed europea sugli aiuti alle imprese e accompagnati da una valutazione preventiva dei costi e delle coperture finanziarie.
Questo ultimo passaggio è importante perché rende la proposta più seria: non promettiamo una riduzione generalizzata senza quantificarne gli effetti, ma definiamo il principio e chiediamo che il modello venga costruito su basi economicamente sostenibili.