1. Applicare realmente il principio di sussidiarietà
Prima di attribuire una funzione allo Stato, alla Regione, alla Provincia o al Comune bisognerebbe porsi una domanda semplice:
qual è il livello istituzionale che può svolgerla meglio e più vicino ai cittadini?
Ciò che può essere gestito efficacemente da un Comune non dovrebbe necessariamente essere deciso a livello regionale.
Ciò che richiede coordinamento nazionale non dovrebbe invece essere frammentato in venti sistemi differenti.
La distribuzione delle competenze deve dipendere dalla funzione da svolgere, non da contrapposizioni ideologiche tra centralismo e autonomia.
2. Più autonomia a chi dimostra di saperla utilizzare
La stessa autonomia non deve necessariamente produrre gli stessi risultati ovunque.
Enti territoriali capaci di rispettare tempi, bilanci, standard di servizio e obiettivi dovrebbero poter disporre di maggiori margini organizzativi.
Chi dimostra capacità amministrativa deve poter decidere di più.
Quando, invece, emergono inefficienze gravi e persistenti, devono essere previsti strumenti di supporto, affiancamento e, nei casi estremi, sostituzione temporanea.
Autonomia e responsabilità devono crescere insieme.
3. Garantire gli stessi diritti essenziali in tutto il Paese
Sussidiarietà non significa lasciare ogni territorio da solo.
Lo Stato deve continuare a garantire standard fondamentali nei servizi essenziali, dalla sanità all’istruzione, dalla mobilità ai servizi sociali.
Un cittadino non può avere diritti radicalmente differenti soltanto perché vive in una Regione o in un Comune diverso.
L’autonomia deve riguardare soprattutto come raggiungere gli obiettivi, mentre i livelli essenziali di tutela devono essere garantiti a tutti.
4. Dare una prospettiva ai piccoli Comuni e alle aree interne
Una parte importante dell’Italia vive fuori dalle grandi aree urbane.
Spopolamento, riduzione dei servizi, difficoltà di collegamento e invecchiamento della popolazione rischiano di trasformare molti territori in luoghi dai quali partire anziché nei quali costruire il proprio futuro.
Non tutti i servizi possono essere presenti in ogni piccolo Comune, ma devono essere realmente accessibili.
Occorre quindi favorire:
servizi condivisi tra Comuni, trasporto a domanda, digitalizzazione, telemedicina, uffici associati, reti scolastiche e amministrative territoriali.
Il problema non è necessariamente avere tutto sotto casa, ma poter raggiungere ciò di cui si ha bisogno in tempi ragionevoli.
5. Premiare i Comuni che collaborano
Molti piccoli enti affrontano problemi identici separatamente.
Acquisti, progettazione, gestione informatica, servizi tecnici e partecipazione ai bandi potrebbero essere condivisi senza necessariamente cancellare l’identità dei singoli Comuni.
Proponiamo incentivi più forti alle forme di cooperazione che producono risparmi verificabili e servizi migliori.
Collaborare deve convenire più che duplicare strutture e costi.
6. Finanziare i territori sulla base anche dei risultati
I finanziamenti pubblici non dovrebbero dipendere soltanto dalla capacità di presentare un progetto.
Bisogna verificare anche cosa accade dopo.
Per gli investimenti territoriali più importanti devono essere valutati:
tempi di realizzazione, utilizzo delle risorse, qualità dell’opera, servizi generati e benefici effettivamente ottenuti.
Gli enti che realizzano bene gli interventi e rispettano gli impegni dovrebbero poter ottenere premialità nei programmi successivi.
Il denaro pubblico deve seguire maggiormente la capacità di trasformarlo in risultati.
7. Ridurre la distanza tra cittadini e amministrazioni
La sussidiarietà riguarda anche il rapporto tra istituzioni e società.
Associazioni, imprese, professionisti, famiglie e cittadini possono spesso contribuire alla soluzione di problemi locali meglio di quanto possa fare da sola un’amministrazione.
Le istituzioni devono creare strumenti semplici per raccogliere proposte, coinvolgere competenze e favorire iniziative civiche.
Non significa sostituire il pubblico con il privato.
Significa riconoscere che una comunità funziona meglio quando istituzioni e cittadini collaborano.
8. Rendere confrontabili le performance dei territori
I cittadini devono poter conoscere in modo semplice come funziona la propria amministrazione.
Tempi per autorizzazioni, costi dei servizi, capacità di investimento, qualità della raccolta rifiuti, disponibilità dei servizi digitali e realizzazione delle opere sono dati che possono essere confrontati.
Non per costruire classifiche punitive, ma per individuare le esperienze che funzionano.
Se un Comune riesce a offrire un servizio migliore con meno risorse, il suo modello dovrebbe poter essere studiato e replicato altrove.